BLOG
BaitoneAlpino Consiglia: Marano di Valpolicella
La valle di Marano è quella che più rappresenta il paesaggio della Valpolicella: dolci colline ricoperte di vigneti a terrazzamento con muri a secco (le tipiche “marogne”) e alberi da frutto, che colorano la valle con gli splendidi colori stagionali, circondati da boschi di un verde intenso. Per gli appassionati di storia, non ci si può perdere il Monte Castelon, un cocuzzolo isolato fra le valli di Marano e Fumane, che è stato un insediamento privilegiato per la sua posizione strategica dall'Età del Bronzo fino al Medioevo. Questo luogo è considerato uno dei siti archeologici più importanti di tutta la Valpolicella. Nei primi decenni dell'Ottocento, infatti, lungo le pendici occidentali del Monte Castelon in località Santa Maria di Minerbe, sono stati scoperti resti di un tempio di epoca romana dedicato alla dea Minerva (da qui il nome Minerbe). Sulla sommità del monte si trovano inoltre anche i resti di un castello, che acquistò importanza grazie a Federico della Scala, nominato conte della Valpolicella nel 1311. Per gli avventurosi, non può mancare un'escursione da brivido al Ponte tibetano della Valsorda: un ponte in metallo sospeso nel vuoto a più di 50 m d'altezza che collega la valle di Marano a quella di Fumane (non è un percorso circolare per cui attenti a come progettate l’escursione!). Per gli appassionati d'arte e di cultura, merita una visita la quattrocentesca Villa Guantieri (detta La Fasanara), uno degli esempi meglio conservati di villa a portico e loggia, con una torre. Interessanti da scoprire anche i Covoli, grotte carsiche, raggiungibili da un suggestivo percorso immerso nella natura. Inoltre, merita di essere raggiunta anche l'antica chiesetta di Santa Maria della Valverde, dalla cui posizione sopraelevata, nella frazione di San Rocco, si gode di un magnifico panorama sulle vallate sottostanti. Accanto alla chiesa, non perdete il ceppo posto dal Sovrano e Nobilissimo Ordine dell'Antico Recioto, in memoria dei primi Cavalieri del Recioto, nominati tali da Federico della Scala.